Per anni, limitarsi a scrutarlo all'orizzonte. Al di là delle acque scure della sponda bresciana del Garda, si erge da millenni un profilo di rara asprezza. Taluni lo riconducono al periodo napoleonico, chiamandolo “Il naso di Napoleone”, altri azzardano delle somiglianze ad un freddo profilo femminile. Qualcuno non si è limitato a tenerlo a distanza, ma un bel giorno si è deciso a scalare le sue gote scoscese, la sua fronte rubizza.
Le prealpi bresciane, separano il bacino del Benaco dalla nascosta Valvestino. Serve un guardiano, per impedire ai meno arditi di infilarsi tra le rocce e i faggeti sopra Toscolano. Questo è il Pizzocolo, monte curioso affrontabile su diversi tracciati. Il più aspro, è senza dubbio quello che lascia il centro di Toscolano e il suo ponte, e si inerpica sulle strade verso Sanico. A Sant’Urbano, poi, si può lasciare l’auto e prendere il Sentiero 206, che porta sulla sommità della cresta sud.
Non è certo una passeggiata adatta a tutti; infatti, dopo qualche tornante su fondo ghiaioso e qualche passaggio tra le sempre più rade macchie di vegetazione, si arriva alla parte meno agile dell’arrampicata. Quasi una ferrata, verrebbe da dire, se ci fossimo portati le sicure.
Non avendo nulla di tutto questo, proseguiamo in verticale aggrappandoci a massi chiari come il cielo in una giornata di neve*, fino a raggiungere l’ultimo tratto di bosco, prima di scorgere la vetta.
Molto più celata del previsto, essa è nascosta dietro l’imponente profilo dell’imperatore francese. Austeri e cordiali, i 1580 metri abbracciano chiunque si sia spinto fin lassù, a sfidare con le proprie gambe e braccia un dislivello notevole (quasi 900 metri totali).
* Le rocce carbonatiche, sono una delle attrazioni del luogo, insieme al panorama a picco sul lago. Levigate dall’azione delle acque, danno vita al fenomeno dei cosiddetti "campi solcati".
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