domenica 26 marzo 2017

From lake to lake: il Sentiero del Ponale



Il maggior lago italiano per estensione, una antica strada militare scavata nella roccia a metà '800, una Valle lussureggiante e tagliata in due da un torrente, l'arrivo al lago successivo, posto ben più in alto del precedente. Questo è in breve il percorso che si affronta avventurandosi da Riva del Garda lungo il Sentiero del Ponale, antica via d'accesso alla Valle di Ledro, che conduce fin sulle sponde dell'omonimo lago.

Il vecchio percorso è caduto in disuso anni fa, al termine dello scavo delle gallerie. Si raggiunge facilmente incamminandosi dal centro di Riva del Garda, lontana località lacustre già sotto la provincia di Trento, lungo la strada Gardesana occidentale, in direzione di Limone. Poco prima della galleria iniziale, oltre la storica centrale idroelettrica in stile razionalista, si segue sulla destra il segnavia D01 verso Ledro. Salendo ininterrottamente i 600 metri di dislivello lungo i successivi 10 chilometri all'interno della Valle di Ledro, il percorso panoramico dapprima spazia su tutto il settore nordico gardesano, tra Riva e Torbole; oltrepassando poi le iniziali gallerie, e aggrappandosi alle pareti di roccia, si finisce per sbucare in una macchia verde di vegetazione intensa poco oltre il primo bivio. Qui, sceglieremo il percorso pedonale, mettendo fine al rischio di essere investiti da ciclisti senza scrupoli.


Oltre un piccolo ponte, infatti, la strada a gradoni riprende a salire all'interno della Tagliata del Ponale - risalente all'800, costruita dall'impero austroungarico a difesa dei suoi territori - poi si trasforma in un tratto d'asfalto inevitabile, e alla fine conduce all'interno di un bosco fitto, sancendo di fatto l'entrata nella Val di Ledro. Si passa così accanto al paesino di Biacesa, restando comunque al di qua del corso d'acqua che lo separa dal sentiero pedonale. 


Dal caratteristico centro di Prè di Ledro, si scende dapprima a Molina e poi verso le scure acque del Lago di Ledro. Di origine glaciale, sulle sue sponde vi sono stati ritrovamenti di antiche palafitte risalenti all'Età del Bronzo; proprio arrivandovi a piedi, è possibile visitare la ricostruzione di alcune di esse.


sabato 25 marzo 2017

Il Lago d'Idro, un fiordo a portata di mano


 
Annoverato tra i laghi minori, localizzato in un'area totalmente tagliata fuori dal traffico, dai campeggi intensivi, dal caos del Lago di Garda nei mesi estivi; ma allo stesso tempo non lontano da quest'ultimo e alla città di Brescia: è il sorprendente il lago d'Idro, un piccolo fiordo norvegese ad un passo dall'industriosa Brescia.



Lo spettacolare specchio d'acqua, alimentato dalle acque dell'Adamello che giungono sin qui attraverso il fiume Chiese, dà vita a giochi di luce molto particolari, e riflette sulla sua superficie le scure montagne circostanti e i pochi centri abitati. Ne deriva una sensazione di assoluta libertà.

Una considerazione è d'obbligo: scordatevi di circumnavigarlo in auto, sul versante nord-orientale, la strada non esiste e la galleria speriamo non si faccia mai.


È buona regola studiare i possibili percorsi di trekking prima di partire. Ve ne sono almeno una decina di ufficiali da percorrere a piedi o in bicicletta, più qualche altro meno segnalato. Prima di partire, presso la trattoria "Imbarcadero" di Anfo, è possibile caricarsi con una bella pizza al bagoss e salsiccia.

Personalmente, posso consigliare due percorsi, oltre ad una semplice passeggiata ristoratrice sulle sponde del lago:

- Il "Sentiero Delle Cascate"

- La salita sul Monte Stino, da Capovalle


L'inizio del "Sentiero Delle Cascate", a Crone d'Idro, località Ravausso , non è ben segnalato, per questo è buona norma chiedere ai locali il punto esatto in cui imboccare il percorso 451.


La cascata inferiore, la prima che si incontra, ospita salamandre e altri piccoli animali. Il getto d'acqua cade direttamente sul greto del torrente Neco, vicino vi è una piazzola attrezzata per pic-nic. Proseguendo oltre, si risale all'interno della profonda forra da cui si origina la caduta d'acqua.

 

In Val Sabbia, invece, si può intraprendere la salita al Monte Stino comodamente da Capovalle. La misteriosa e intrigante Valvestino non è molto distante. 

Diversi sentieri si snodano tra i boschi sovrastanti, tra cui la famosa Alta Via dei Forti - sentiero per bike/trekking che si sviluppa intorno al lago d'Idro seguendo le linee delle fortificazioni della Prima Guerra Mondiale – oltre al sentiero 478 verso Malga Piombino e il 456 verso Piazze o la cima del Monte Stino. Prendendo l'ultimo, in circa 2 ore si conquista la vetta del monte.

 

Il premio è un panorama mozzafiato che spazia dal sottostante lago, alle cime dell'Adamello.


Comodamente seduti su una trincea scavata durante il Primo Conflitto Mondiale. Alla fine, stop obbligato al Rifugio Monte Stino a ricaricare le batterie con degli ottimi pizzoccheri.




mercoledì 1 marzo 2017

Garda: dalla Rocca alla Valle dei Mulini, da Punta San Vigilio alle incisioni rupestri


Garda, è senza dubbio uno dei paesi più caratteristici di tutto il comprensorio benacense. Presenta infatti tutti i tratti caratteristici quanto meno della sponda veronese del lago omonimo: un piccolo porto, un centro grazioso il cui fulcro è pianeggiante ma le cui estensioni si diramano verso il pendio, i grandi paesaggi osservabili dall’alto.
Due sono gli itinerari consigliati, il primo risalendo la pittoresca Valle dei Mulini, in direzione di Albisano, per poi inerpicarsi sul pendio che porta all'alta rocca sovrastante; il secondo partendo dall'antico porto di Punta San Vigilio e arrivando ad osservare le antiche incisioni sulle rocce del Monte Luppia.

La Valle dei Mulini scavata dal torrente Gusa-Tesina, raccoglie ancor oggi la testimonianza di antichi mulini seicenteschi, molti dei quali, oggi, sono stati riconvertiti in abitazioni private o in ristoranti. Il percorso ad anello che parte da qui, ci guida in direzione di Albisano, facendoci godere della ricca visuale sul centro abitato sottostante. Anche nei periodi di turismo più intenso, percorrere i sentieri che da qui si ramificano, significa godere della frescura assicurata dalla vegetazione rigogliosa.
 
Il percorso più semplice, parte dall'imbocco della Val dei Mulini; da lì si segue la strada sterrata, per poi giungere rapidamente all'abitato di Castion. Da qui si ritorna per completare il giro in poco meno di due ore.




Un'affascinante variante si può ottenere in notturna, giungendo in località Castion e successivamente prendendo per via XXIV Maggio. Seguendo la direzione di Albisano, ci si trova ad oltrepassare un fisso bosco - attenzione però ai cinghiali, abbastanza presenti in zona - attraverso percorsi solcati da bici da montagna, alla fioca luca di una pila. 




Da località Rovero, si sbuca infine ad Albisano, dalle cui alture è possibile godere di un panorama davvero mozzafiato sulle scure acque del lago. 

 



Per tornare sul sentiero pedonale, a quel punto basta arrivare fino a Marciaga; da lì è possibile ricongiungersi al sentiero che era stato abbandonato.



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Nel tornare verso il litorale, si può ripartire dalla strada accanto alla chiesa di San Bernardo, via San Bartolomeo, in direzione della Rocca che sovrasta l'antico abitato di origine longobarda. Un cartello anticipa la svolta a sinistra, verso una scalinata che porta all'interno di un fitto querceto. Al bivio successivo, si può scegliere se raggiungere la Madonna del Pign, oppure se sbucare dalla radura e godere appieno dell'incredibile panorama che si apre di fronte, spaziante sul medio e basso lago.




Il secondo itinerario, parte dall'antico porto di Punta San Vigilio, oggi di proprietà del comune, un tempo appartenente ai conti Guarienti di Brenzone. L'incantata penisola è formata da una villa, una chiesetta, una locanda storica e un porticciolo, oltre che dalla famosa Baia delle Sirene.


Risalendo il ciottolato che ritorna verso il parcheggio, per risalire verso il Monte Luppia, basta rincontrare la statale e dirigersi verso destra, fino all'ingresso di via Castei, da dove parte il sentiero delle incisioni rupestri scoperte negli anni '60 tra la macchia mediterranea che parzialmente ricopre le lavagne naturali.

 
Grazie alle glaciazioni che investirono questi ambienti migliaia di anni fa, l'opera di antichi cacciatori e pastori di passaggio, ottenuta mediante il metodo della martellinatura, è giunta fino a noi; meglio osservabili alla luce radente del mattino, sia la Pietra delle Griselle che la Pietra dei Cavalieri, mostrano in tutto il loro splendore le inattese opere dei nostri progenitori.