Questa è la storia di un viaggio lungamente
pensato, della preparazione atletica di ragazzi volenterosi, e della voglia di
mettersi alla prova. 32° edizione della Maratona di Atene. Lo scopo è uno solo:
partecipare ad ogni costo.
Partiamo in tre, mio fratello Nicolò, Eliana e me, dall'aeroporto di Milano Orio al Serio. In poco più di due ore
siamo ad Atene.
Una volta arrivati, prendiamo la metropolitana e in mezz'ora siamo in pieno centro, zona piazza Syntagma.
Da qui dobbiamo continuare verso il palazzetto dello sport in cui si regolarizzano le iscrizioni alla Maratona. Siamo qui non per semplice turismo, ma per partecipare ad una delle corse più appassionanti al mondo: la Maratona… di Maratona. I miei compagni di viaggio, già comunque iscritti via internet mesi prima) ricevono chip e sacca con tutto l'occorrente per la corsa. Io non sono registrato, causa ginocchio dolorante che mi ha impedito di prepararmi al meglio, ho deciso che proverò a seguire il tracciato camminando. Al banco informazioni, mossi a compassione ed increduli dopo aver intuito le mie intenzioni, mi regalano un pass valido per l'utilizzo dei mezzi pubblici in città. Non poteva andarmi meglio, in effetti. Arriviamo all’ Hotel Dryades (consiglio vivamente: comodissimo e 55 euro a testa per 4 notti!) piuttosto tardi, dopo esserci fermati lungo la strada a cenare col primo Pita Gyros del viaggio.
La zona in cui
alloggiamo è la vivissima Exarchia, quartier generale anarco-alternativo della
capitale. I bar e i chioschi si susseguono nelle stradine in salita dello
storico quartiere. Come è consigliabile fare il giorno prima di una corsa,
andiamo a dormire tardi, rapiti dall'effervescenza degli edifici limitrofi, su
cui writers ligi al dovere fanno a gara di bravura.
Domenica la sveglia è alle 5. Con
un taxi ritorniamo in Syntagma, sede del parlamento, e prendiamo l'autobus che
ci poterà direttamente a Maratona, nord-est di Atene.
L'assembramento degli
atleti, è previsto all'interno dello stadio della squadra locale.
L'organizzazione è davvero maniacale e non manca proprio nulla per poter
attendere il proprio turno e partire al meglio.
Sulle
spalle l'immancabile zaino in cui ho provviste (acqua, cioccolata, cracker) e
in cui finiranno i vestiti in pile che mi sfilerò man mano che la temperatura
si alzerà.
Col senno di poi, consiglio a chiunque fosse interessato di non portare proprio nulla con sé, i vestiti meglio legarli in vita dato che i chili pesano sulle spalle; oltretutto lungo tutto il percorso i volontari distribuiscono acqua e ogni genere di viveri a chiunque ne abbia bisogno.
Sul tracciato, i partecipanti non sono da meno: genitori che spingono
carrozzine correndo, centurioni romani scalzi, uomini in kimono, ragazze in
gonna ed ex marines. Vengo inghiottito dalla ressa che man mano che ci
avviciniamo a metà percorso inizia a distribuirsi in maniera più uniforme lungo
la strada. Tra barrette energizzanti, banane atte ad evitare i crampi e litri e
litri di acqua ed altre bevande, arrivo con gran fatica al 30° km. Qui inizia
ad essere l'inerzia a non farmi fermare e crollare a terra. Verso la fine, già
entrato in città, mi devo bloccare un paio di volte dai medici per applicare un
gel contro i crampi e per medicare le vesciche. Avvicinandosi ai 40 si inizia a
pregustare l'arrivo allo storico Stadio Panathinaiko, realizzato interamente in
marmo bianco alla fine dell'800, e in grado di accogliere più di 80.000 persone.
Dopo aver transitato sotto l'ultimo cavalcavia, si arriva ad un rettilineo che nasconde la visuale; fino a che non ci si capita dentro, lo stadio rimane misteriosamente nascosto. Chiudo con un tempo forse migliorabile: 7 ore e 40.
Dopo esserci sdraiati sugli
spalti, a goderci gli ultimi arrivi e la gente festante intorno, decidiamo
saggiamente di fare ritorno all'hotel a piedi.
Il giorno successivo ci perdiamo ad ammirare il panorama dall'ultimo piano del palazzo in cui alloggiamo. La città si estende a perdita d'occhio, ma dà l'impressione dei essere armonica, senza alcun tipo di forzature.
Oggi visitiamo il Pireo, penisola appena fuori città.
Arrivati al porto, ci perdiamo prima nei confusionari viali centrali – un tempo era zona popolare di fabbriche - poi riusciamo a raggiungere una spiaggia oltre il golfo. Qui ci riposiamo sotto un sole quasi estivo, brandendo una lattina di Fix Hellas, la birra che non ci ha abbandonato neppure per un istante.
La Lacordialità della gente del posto è notevole, ovunque ci si sposti qualcuno ci offre da bere; più tardi, in un'osteria nelle vicinanze, qualcuno ci offre pure da mangiare. Non siamo abituati a cotanta cortesia, restiamo davvero colpiti.
Dopo aver girato
per un po' nel Pireo, verso sera riprendiamo la metro (utilissima, pulita ed
efficiente, assolutamente consigliata per gli spostamenti, molto più dei tram)
e arriviamo in uno dei quartieri più turistici e pittoreschi, Monastiraki,
decisi a fare la spola tra qui e la Plaka. Appena usciti dalla metro, la
visione dell’acropoli in notturna è davvero d'effetto.
Giriamo tra i negozi di artigianato artistico e arriviamo a Bretto, una distilleria antica "a centimetro zero", in cui producono dall'ouzo (liquore all'anice) al brandy, passando per il fortissimo raki. Se andate, attenzione alle quantità che servono: un aperitivo veloce qui può farvi vivere in un'esperienza alla Big Lebowski: da provare assolutamente.
Una faccia una razza, dicono qui, in italiano; sostengono che siamo uguali, noi italiani e loro greci: francamente credo che questo accostamento non sempre renda giustizia a questa gente meravigliosa.
Dedichiamo l'ultimo giorno al percorso turistico per antonomasia: Partenone e Acropoli, poi Lycabetto. Se avete partecipato alla Maratona, oltretutto il prezzo del biglietto scende da 12 a soli 6€. Inutile soffermarsi sull'emozione di rivedere con i propri occhi qualcosa che ci è da sempre famigliare (dai tempi della scuola). La cosa migliore è prepararsi prima con una buona rispolverata alla storia antica, e poi inerpicarsi lungo viali e teatri millenari, perdersi fra le sue favolose rovine.
Cercare di memorizzare nozioni sotto il sole di novembre - e non voglio neppure
immaginare quanto caldo e quanta gente affolli questo sito in estate - è
un'impresa da eroi mitologici.
Restiamo a passeggiare sulla rossa terra
ateniese per alcune ore, poi ci incamminiamo reflex al collo verso il Lycabetto,
monte da cui si gode la migliore vista panoramica sulla capitale.
Una volta scesi, prendiamo la
metro per vedere un altro paio di posti, tra cui Omonia, ma la bellezza della
zona in cui siamo alloggiati è una sirena che ci richiama a sé. Ceniamo in un ristorante
meraviglioso,ΝΑΥΑΓΙΟ ΤΩΝ ΑΓΓΕΛΩΝ, la proprietaria parla inglese: qui chi non lo conosce, parla italiano, magari
per ragioni famigliari.
Mi consente di provare a suonare un buzuki, poi mangiamo lumache, mussaka con melanzane chiare di rodi, stoccafisso fritto con puré d'aglio. Nel dopocena ci sediamo ad un bar nelle vicinanze a sentire musica rebetika: tre musicisti funambolici si esibiscono di fronte a pochi avventori, come fosse la normalità. Credevo che un'atmosfera così fumosa e malinconica, ma allo stesso tempo meravigliosamente fiera, si potesse respirare soltanto nei film, nell' “In debito” di Andrea Segre e Vinicio Capossela. E invece Atene è così: una vecchia signora acciaccata che non perde occasione di sfoderare il suo antico fascino.
CONSIGLI DI VIAGGIO:
- Indicazioni
per chi dovesse seguire le nostre orme: una volta arrivati di fronte allo
stadio del Panathinkaykos, chiedete, non è così facile trovare il TAE KWON DO
Indoor Hall & Exhibition Centre (zona Olympic Faliro Coastal Zone), causa
indicazioni assenti.
Non portatevi nulla lungo il percorso, i volontari vi sfameranno e vi disseteranno a dovere.
- Se dovete scegliere dove alloggiare, scegliete quartieri vivi come Exarchia. Consiglio l’ Hotel Dryades, comodo e costo davvero contenuto.



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