venerdì 7 aprile 2017

Un tuffo dal santuario: il Vajo dell'Orsa in Val d’Adige




Esiste un paese in stato di semi-spopolamento. Pur essendo accanto all'autostrada, è tagliato fuori dal traffico pesante e dai grandi itinerari: una strada statale che scorre al di là dell'Adige, verso il Brennero, una ciclovia, la montagna alle sue spalle. Il suo nome è Brentino Belluno, in Val Lagarina, e proprio qui inizia il faticoso percorso attraverso il quale centinaia di fedeli ogni anno raggiungono il soprelevato Santuario della Madonna della Corona. Sotto quest’ultimo, a strapiombo, è sdraiato il Vajo dell'Orsa, radure infinite che nascono nell’incontro tra i due versanti della montagna. 


Il piazzale della chiesa, offre un ottimo parcheggio anche durante il fine settimana. Attraversando a piedi il centro, si può notare quanto poco sia cambiato questo piccolo centro nel corso dei secoli: poche case montane, all'ombra di una parete rocciosa che fa tramontare il sole ben prima dell'orario ufficiale. 

Dopo aver individuato la fontana storica, dalla Via Santuario (segnavia 73) si comincia a salire, esattamente come già facevano i pellegrini nel XVI secolo, i circa 1600 gradini che separano l'abitato dal santuario. 





In un'ora e mezza si raggiunge un dislivello di 700 metri, portandosi proprio sotto l'antica costruzione scavata nella roccia a ridosso della montagna. Attraversato il Ponte del Tiglio, si affrontano le ultime stazioni della via crucis, incontrando dapprima il percorso che scende da Spiazzi, e poi facendo finalmente ingresso sul piazzale sottostante l'antico edificio. La prima chiesa, risale al 1500; solo successivamente fu trasformata in santuario, circa due secoli più tardi.


Tornando sui propri passi, dopo circa dieci minuti di strada tra carpini e faggi, si incontra sulla destra una discesa piuttosto ripida, che sfocia in alcuni tratti piuttosto esposti (assicurati comunque da una fune in acciaio) a strapiombo sul dirupo sottostante. Sarebbe a questo punto bene ricordare l'importanza di indossare calzature idonee, ma a dire il vero l'esperienza personale non è stata così terribile come altre guide suggeriscono. Il sentiero segnavia 75, porta verso il Vajo dell'Orsa, un ambiente ricco di felci dall'aspetto tropicale che si sviluppa all’interno della spaccatura nella montagna sovrastante. 


Dapprima, come detto, si scende, per poi riprendere a salire; l'ultima discesa, dopo circa un'ora di strada, ci fa raggiungere alcune stupende cascate e marmitte di erosione dette "pozzi della luna", di origine glaciale, e poi un guado piuttosto semplice all'incontro col torrente Bissole. 

 


A quel punto non resta che risalire dal versante orientale della montagna, fino a sbucare proprio sopra l'abitato di Brentino. Per fare ritorno, dopo una discesa a dir poco molto ripida, basta seguire di nuovo il sentiero 74 fino al centro abitato.

 

domenica 26 marzo 2017

From lake to lake: il Sentiero del Ponale



Il maggior lago italiano per estensione, una antica strada militare scavata nella roccia a metà '800, una Valle lussureggiante e tagliata in due da un torrente, l'arrivo al lago successivo, posto ben più in alto del precedente. Questo è in breve il percorso che si affronta avventurandosi da Riva del Garda lungo il Sentiero del Ponale, antica via d'accesso alla Valle di Ledro, che conduce fin sulle sponde dell'omonimo lago.

Il vecchio percorso è caduto in disuso anni fa, al termine dello scavo delle gallerie. Si raggiunge facilmente incamminandosi dal centro di Riva del Garda, lontana località lacustre già sotto la provincia di Trento, lungo la strada Gardesana occidentale, in direzione di Limone. Poco prima della galleria iniziale, oltre la storica centrale idroelettrica in stile razionalista, si segue sulla destra il segnavia D01 verso Ledro. Salendo ininterrottamente i 600 metri di dislivello lungo i successivi 10 chilometri all'interno della Valle di Ledro, il percorso panoramico dapprima spazia su tutto il settore nordico gardesano, tra Riva e Torbole; oltrepassando poi le iniziali gallerie, e aggrappandosi alle pareti di roccia, si finisce per sbucare in una macchia verde di vegetazione intensa poco oltre il primo bivio. Qui, sceglieremo il percorso pedonale, mettendo fine al rischio di essere investiti da ciclisti senza scrupoli.


Oltre un piccolo ponte, infatti, la strada a gradoni riprende a salire all'interno della Tagliata del Ponale - risalente all'800, costruita dall'impero austroungarico a difesa dei suoi territori - poi si trasforma in un tratto d'asfalto inevitabile, e alla fine conduce all'interno di un bosco fitto, sancendo di fatto l'entrata nella Val di Ledro. Si passa così accanto al paesino di Biacesa, restando comunque al di qua del corso d'acqua che lo separa dal sentiero pedonale. 


Dal caratteristico centro di Prè di Ledro, si scende dapprima a Molina e poi verso le scure acque del Lago di Ledro. Di origine glaciale, sulle sue sponde vi sono stati ritrovamenti di antiche palafitte risalenti all'Età del Bronzo; proprio arrivandovi a piedi, è possibile visitare la ricostruzione di alcune di esse.